Nullipara

photo-1434973539530-5538b4681aacQuando ti dicono che non puoi avere figli è tremendo, ma quando ti dicono che puoi averli e nonostante questo le stagioni si susseguono con un pugno di mosche, si può arrivare a impazzire.

Una cosa ricordo dei primi tempi: lo smarrimento. C’era questo desiderio di diventare genitori giovani, convivevamo da un anno, molti ci avrebbero detto di aspettare, ma per noi il momento era questo: certe cose non si fanno a scadenza ed ogni tentativo di programmarle è futile e nullo. Un figlio non è una gita in barca, da organizzare un venerdì tra le sedici e le diciotto. Questo meccanismo di perfezione non funziona. Noi ci eravamo sentiti di smettere le protezioni una notte, nel nostro letto. Consapevolmente e serenamente. I primi esami preconcezionali li avevo fatti quasi per scrupolo: nessuno ti dice che ne hai diritto gratis, che molti di quei classici referti infettivi ti spettano “in esenzione MOO” cioè in fase preconcezionale. Le prime volte pagai. Poi capii che la sanità pubblica in questi casi non ti aiuta se non a perdere tempo. Andai dal mio medico col decreto dell’esenzione e me la feci applicare di forza. Presi l’abitudine di andare a fare le visite e gli esami col decreto stampato nella borsetta, da esibire ad ogni accenno di “Ma lei è incinta per avere l’esenzione M00?”
Neanche loro sanno che gli esami preconcezionali sono esenti e questo l’ho sempre trovato frustrante; una volta mi capitò che mi facessero comunque pagare, malgrado l’esenzione, per il loro arretramento (o non aggiornamento) e da allora divenni una furia, ero pronta a citare le leggi per difendere il mio diritto a spendere un po’ meno su quei pochissimi esami per i quali questo stato ha pensato di far spendere un po’ meno le coppie che vogliono avere figli.

Era luglio. Insieme all’esito della nostra infertilità arrivò anche una pessima esperienza con una urologa della sanità pubblica. Fu l’ultima volta che facemmo qualcosa col sistema sanitario nazionale. Anche oggi che sono incinta, ho scelto di farmi seguire solo privatamente.
Perché quando hai in mano un referto che dice che il tuo compagno è oligoastenoteratospermico in maniera grave, e tu sei pure policistica e non è che ovuli proprio tutti tutti i mesi, ad una urologa come quella che capitò sulla nostra strada andrebbe tolta la possibilità di esercitare, quanto meno con coppie infertili (con cui evidentemente non era abituata a trattare, visto che per decifrare lo Spermiogramma aveva bisogno di leggere la legenda del Who 2010). Comunque… Questo genio fatto donna e camice cominciò a parlarci di Dio, di destino, del quando non lo vuoi arriva, di amici di amici che una volta depositata domanda di adozione hanno avuto una gravidanza naturale. Fortunatamente siamo persone intraprendenti, dico fortunatamente per noi, perché altrimenti oggi anziché aspettare la nascita di nostro figlio saremmo qui ad attendere un non precisato miracolo. Che per come la vedo, ci può anche stare: sperare, pregare, crogiolarsi in una penitenza che nobilità l’animo… Ma quando è troppo è troppo, e soprattutto da un medico io pretendo rigore, professionalità e azione. I miracoli non sono termini che dovrebbero mai entrare in bocca ai dottori, a patto che il dottore non sia tuo cugino, il tuo prete o un confessore.

Comunque sia, per questa e altre esperienze, decidemmo che non avremmo mai più fatto visite con la mutua. Abbandonammo il primo centro sterilità nel quale eravamo (poiché il loro grosso guadagno era sulle inseminazioni intra uterine, le cosiddette IUI, e le proponevano a oltranza anche a chi, come noi, policistosi ovarica e sperma altamente compromesso, non avevano chance superiori al 5% di riuscita… Un 5% da 600 euro a botta).

Iniziò il periodo dei viaggi. Mi furono consigliati diversi centri. Ricordo ancora l’elenco che avevo fatto su di un foglio. “Ora li chiamo tutti, il primo che mi fissa appuntamento vince”.

Così finimmo a Firenze, ben oltre trecento chilometri da casa. Dallo smarrimento iniziale, passammo velocemente ad uno stato di “eccitante attesa”. Attesa di partire, di provare, di compiere il passo che – forse – ci avrebbe gettato nel magnifico mondo dei genitori.

Avevo tutto pronto: farmaci nel frigo, agopuntura di supporto già iniziata, profilassi antibiotica fatta… Quando la nostra ginecologa referente parlò della necessità di un fermo, di aggiustare e indagare il profilo tiroideo. Fui stoppata a pochi giorni dall’inizio. Il mio TSH si era alzato, diventando subclinico. Nella stuola di specialisti che ci seguivano, si aggiunse un’endocrinologa. Abbassammo il tsh con eutirox, ma io cominciavo ad essere stanca. Spuntó fuori l’ureaplasma. Due mesi di antibiotici per avere una magra certezza di debellarlo, seguendo un metodo che non rifarei mai più. Ma la voglia di un figlio ti porta a tutto, anche a fidarti senza razionalità, a fare i rituali magici se ti dicono che funziona.

Poi partimmo. Dico subito il peggio così ci leviamo le sorprese: andai in iperstimolo, quindi fui stoppata subito dopo il pick up, a cui ero arrivata dopo una stimolazione interminabile, 16 giorni, 5 monitoraggi… Avevo gli avambracci lividi per i troppi prelievi, le ovaie che minacciavano di scoppiare. La cosa peggiore dell’iperstimolo è il gonfiore, seguito dalla difficoltà a respirare. Tempi che preferisco dimenticare, seppur relativamente recenti.

Ma avevamo tanti embrioni, belli e pronti a evolversi a blastocisti, questo mi doveva ripagare del mio soffrire. La verità é che nulla mi ripagherà mai abbastanza, no, neanche la gravidanza. Neanche con quella si dimentica un percorso di procreazione assistita. Forse il ricordo è reso più accettabile, ma il senso di malessere, quel tempo immenso, dilatato… Non si dimentica.

Il mio primo criotransfer è stato in luglio e mi ha portato questo bambino che il primo settembre rivedrò in ecografia. Sapete qual è la cosa più seccante di una gravidanza da Pma? Che non la godi. Vivi nell’ansia crescente che qualcosa stia per andar storto, che non può essere capitato a te, di avere un figlio in grembo come le donne normali. Si procede per gradini. Forse i primi di aprile sarò mamma.

Vorrei svelare un segreto: quando vi cercano di spaventare dicendo che le nausee sono terribili… Ricordate questo: non è vero. Se avete fatto Pma avete passato di molto peggio.

Questa è la mia storia, per quanto si possa chiamare storia un racconto semplificato al massimo, tagliuzzato e accorciato. Non ho parlato di prezzi per non spaventare, ma logicamente dipende a chi ci si affida e cosa si fa. Diciamo che per noi nostro figlio, grande una manciata di centimetri, ci è già costato ben più di un’utilitaria.

Concludo augurando a tutte di trovare un medico che vi prenda abbastanza a cuore da lasciarvi il suo numero di cellulare. Non rinunciate senza aver lottato”

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